A.E.C. - Attività Sezione dell'Italia
L’importanza della comunicazione nelle relazioni
«Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione». (Zygmunt Bauman)
Gianfranco Mancini
Tesoriere A.E.C. Sezione italiana
Nei giorni di venerdì 16 e 23 gennaio e 6 febbraio 2026 si sono svolti i tre incontri organizzati dall’A.E.C. di Verona in collaborazione col D.L.F. di Verona, su: “L’importanza della comunicazione nelle relazioni” col sottotitolo: Dalla mente al cuore. “Ho voluto dare un’impronta, dice Gianfranco, diversa dai corsi sulla comunicazione che, il più delle volte, riguardano la tecnica, la descrizione dello schema necessario affinché la comunicazione risulti efficace. Ho privilegiato la dimensione delle emozioni che sottostanno a ciò che viene “ufficialmente” comunicato. In altre parole, e con una metafora, guardare non solo alla punta dell’iceberg ma a tutto ciò che resta, di solito, sommerso.”
Per raggiungere questo obiettivo, col rischio di suscitare resistenze, è stato necessario coinvolgere l’interiorità dei partecipanti attraverso semplici esperienze realizzabili insieme ed in un’aula.
Il primo incontro è stato dedicato all’ASCOLTO. Senza ascolto non si realizza comunicazione. L’ascolto richiede silenzio, un silenzio soprattutto interiore. Far tacere il dialogo interno per lasciare spazio alla dimensione altrui, al suo modo di essere, di sentire, alla dimensione del suo modo di intendere la realtà, alla sua modalità di esprimersi.

L’ascolto dell’Adagio attribuito a Tomaso Albinoni (in realtà composto da Remo Giazotto e pubblicato nel 1958) è stato un esercizio durato 7 minuti preceduti dall’invito a rilassarsi, chiudere gli occhi e mantenere il silenzio interiore. Esperienza ritenuta, dai presenti, alquanto difficile. “7 minuti sono lunghi…”.
Cosa “Albinoni” ha voluto comunicare, cosa, attraverso questo mezzo, ha “raccontato” di sé? La risposta è stata: la sua vita, le sue emozioni, la serenità del brano, la nostalgia. Gianfranco ha aggiunto: “È importante, per me, l’uso del basso continuo che funge da “rete di protezione” per gli archi che sono così liberi di librarsi, sperimentare, esaltarsi, qualche volta cadere e riprendersi. Quasi una metafora per il compito dei genitori verso i figli.”
Il secondo “esperimento”: Dall’ascolto alla visione, all’attenzione di ciò che comunica il corpo dell’interlocutore. Sono stati proposti quadri e foto e, dopo qualche minuto di osservazione di ogni immagine, la condivisione delle emozioni e percezioni.
Le immagini:
La Gioconda, L’Urlo di Munch (una delle versioni),
le foto della ragazza afghana (Sharbat Gula, Afghanistan 1984 e 2002) di Steve McCurry
le foto della Napalm Girl (Kim Phúc, Vietnam 1972 e oggi) di Nick Ut
Immagini differenti: confronti, sensazioni diverse lette sui volti e sugli ambienti, dipinti o fotografati. Dopo l’udito è stata sollecitata la vista.
Sperimentare gli altri sensi non era facile ma, sollecitando il ricordo del primo incontro con una persona importante della propria vita, si sono richiamate le sensazioni vissute, il grado di attenzione all’altro/a, il coinvolgimento dei sensi, tatto, olfatto e il gusto magari durante la cena del primo invito. La comunicazione coinvolge, infatti, tutti i sensi e tutti vanno utilizzati per rendere la relazione, di qualsiasi genere, il più reale e vissuta possibile.

Il secondo incontro è stato più tecnico facendo riferimento alla Programmazione Neuro Linguistica (PNL) ed in particolare alla frase simbolo di Alfred Korzybski: “La mappa non è il territorio”. Ciò che si conosce e si definisce realtà è l’immagine che ognuno si è creato attraverso i sensi, le sue percezioni, sensazioni, esperienze…. Ed è la propria mappa, una delle innumerevoli e diverse mappe. Esistono più di 8 miliardi di mappe, tutte da rispettare. Rappresentazioni della realtà e non LA realtà. Una considerazione da tener presente nelle relazioni con i possessori di altrettante mappe e visioni della realtà.
Il terzo incontro è stato dedicato all’”ascolto attivo” (Carl Rogers). L’ascolto non è solo passività ma partecipazione attiva al dialogo con attenzione all’altro/a nel tentativo di coglierne la mappa e condividerla almeno in parte per creare e realizzare un ponte condiviso tra le due.
Il tempo delle quattro ore e mezza dedicate al tema è terminato qui, si parlerà dell’assertività (attenzione a sé stessi, non passività né aggressività) in un prossimo futuro.
“Attraverso piccole sperimentazioni prendere consapevolezza che comunicare è naturale ma non semplice” era l’obiettivo finale: Forse è stato raggiunto.
Per finire:
"Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita". (Paolo 1 Cor 13:1)
Se nella comunicazione c'è solo tecnica e manca l'amore, allora sei cembalo che rimbomba, ma non musica.
Tecnica senz'amore:
È rumore, non musica
È movimento, non danza
È parole, non poesia
È gesto, non carezza
Amore anche senza tecnica perfetta:
È melodia (anche se stonata)
È danza (anche se goffa)
È poesia (anche se sgrammaticata)
È carezza (anche se incerta)
“L’ideale sarebbe avere il cuore in testa e il cervello nel petto. Così potremmo pensare con amore e amare con saggezza.” (Joaquín Lavado, in arte Quino autore di Mafalda).