Attività Sezione Italiana

Festival Verona Europa 2026

2026-04-30 Presentazione del Festival Verona Europa 2026

Festival Verona Èuropa 2026 - Comune di Verona

 

11 maggio 2026

Seminario: "I Corridoi europei TEN-T"

Festival Verona Europa, lunedì 11 maggio 2026, I Corridoi Europei TEN-T

Da sinistra: Giovanni Saccà, Furio Bombardi, Gianfranco Mancini, Giorgio Anselmi e Michele Bresaola

Biblioteca Società Letteraria di Verona

Festival Verona Europa, lunedì 11 maggio 2026, Seminario "I corridoi TEN-T"

Da sinistra: Giovanni Saccà, Furio Bombardi, Gianfranco Mancini, Giorgio Anselmi e Michele Bresaola

Video registrazione dell'evento

i corridoi europei TEN T - Società Letteraria Verona

Cos’è e perché TEN-T

Gianfranco Mancini, Tesoriere dell’Association Européenne des Cheminots (A.E.C.), Sezione italiana

Storia ed evoluzione dei corridoi TEN-T

Giovanni Saccà, Presidente dell’Association Européenne des Cheminots (A.E.C.), Sezione italiana

I Corridoi di Trasporto Europei e la nuova rete TEN-T: cosa cambia dopo il 2024

Furio Bombardi, Ex Direttore Generale presso Scandinavian-Mediterranean e Mediterranean Rail Freight Corridor

L’importanza del nodo di Verona

Chris Ressenaar, Direttore presso Hoflaan BV

 

I Corridoi Ferroviari Europei: Verona come Hub Strategico nel Cuore del Continente

Il seminario, inserito nella cornice del Festival Verona Europa, ha esplorato la complessità e l'importanza vitale delle infrastrutture di comunicazione per l'integrazione del mercato interno europeo e la competitività globale del continente. L'incontro ha evidenziato come Verona, storicamente un crocevia, si confermi oggi il punto di incontro fondamentale tra i corridoi Scandinavo-Mediterraneo e Mediterraneo.

Il dibattito è stato animato da esperti del settore che hanno coniugato visioni umanistiche, politiche e tecniche:

  • Michele Bresaola (Presidente della Commissione Trasporti del Comune di Verona): ha sottolineato che la città sta attraversando decenni di grandi trasformazioni, con progetti come il completamento dell'AV/AC Milano-Venezia e il quadruplicamento della linea del Brennero.
  • Giorgio Anselmi (già Presidente del Movimento Federalista Europeo) ha coordinato il seminario sottolineando la necessità dell'integrazione in un mondo instabile, Il costo della "Non-Europa", La centralità strategica di Verona e le infrastrutture come "Solidarietà di Fatto": 
  • Gianfranco Mancini (Tesoriere A.E.C. Italia): ha offerto una prospettiva storica, tracciando un parallelo tra la "Via Reale" di Dario I di Persia e le attuali reti TEN-T, sottolineando che le infrastrutture servono a dare struttura a un sistema destinato a durare nel tempo.
  • Giovanni Saccà (Presidente A.E.C. Italia): ha approfondito gli aspetti dell'interoperabilità tecnica e del segnalamento europeo, evidenziando le sfide poste dalla diversità dei sistemi nazionali.
  • Furio Bombardi (Direttore Generale Scandinavia Mediterranean Rail Corridor): ha portato la "voce del mercato", analizzando la fragilità delle catene di approvvigionamento e la necessità di una governance europea più forte.
  • Chris Ressenaar (Direttore presso Hoflaan BV), che non è potuto intervenire di persona, ha presentato un intervento focalizzato sull'importanza strategica del nodo di Verona nella logistica intermodale, portando come caso studio l'esperienza di Lugo Terminal S.p.A.

Le premesse del seminario poggiano sui recenti rapporti Letta e Draghi, che evidenziano come un mercato interno non integrato causi la perdita di 500 miliardi di euro l'anno di risparmio europeo, spesso gestito da multinazionali americane a causa della mancanza di un sistema finanziario e infrastrutturale transnazionale solido.

Temi Trattati: Tra Tecnica e Geopolitica

1. Standardizzazione e Interoperabilità

Uno dei problemi principali del sistema ferroviario europeo è la frammentazione: esistono oltre 23 sistemi di sicurezza diversi, obbligando le locomotive a essere dotate di complessi "armadi" elettronici per dialogare con le reti di ogni nazione. L'adozione dello standard ERTMS (European Rail Traffic Management System) è la chiave per eliminare queste barriere, con l'Italia che punta a completare l'adeguamento entro il 2041.

2. Geopolitica e "Mobilità Militare"

L'instabilità internazionale ha profondamente influenzato la pianificazione dei corridoi. La guerra in Ucraina ha portato alla sospensione dei collegamenti con Russia e Bielorussia, estendendo invece i corridoi verso Ucraina e Moldavia. Inoltre, le nuove infrastrutture devono ora essere progettate per supportare la "mobilità militare", garantendo il trasporto di carichi pesanti in caso di emergenza difensiva.

3. La Competizione Globale

Il confronto con la Cina è impietoso: mentre l'Europa ha realizzato 22.000 km di alta velocità, la Cina ne ha costruiti 45.000 km in soli vent'anni. Anche sul fronte portuale, i porti cinesi come Shanghai gestiscono circa 45 milioni di container all'anno, mentre i principali porti italiani si fermano a cifre decisamente inferiori, penalizzati dalla lentezza nel carico/scarico e dall'inadeguatezza delle linee ferroviarie di terra.

4. Prospettive Future per Verona

Il sistema Verona punta su una visione a lungo termine (almeno 20 anni) attraverso:

  • Quadrante Europa: che si prepara a ricevere treni standard europei da 750 metri, aumentando la capacità del 25%.
  • Area della Marangona: un master plan che prevede non solo logistica, ma insediamenti per la ricerca e lo sviluppo tecnologico.
  • Nodo ferroviario: la nuova stazione di Verona Porta Nuova AV, che diventerà un edificio moderno e luminoso con nuovi sottopassi e binari dedicati all'alta velocità.

Osservazioni e Conclusioni

Il seminario ha evidenziato una preoccupante lentezza implementativa dell'Europa, con tempi di realizzazione delle opere che si misurano in decenni, a fronte di mercati che cambiano quotidianamente. Senza una difesa comune, una politica estera condivisa e un bilancio federale autonomo, la rete dei corridoi rischia di restare un'opera incompiuta.

Alla fine del dibattito conclusivo è stato citato Eschilo e la sua tragedia "I Persiani". Definita la "prima delle tragedie del nostro mondo", l'opera è stata richiamata come invito a riflettere sulla fragilità dei grandi sistemi e sulla necessità di non soccombere all'arroganza tecnica o burocratica, ma di "piangere sul nostro mondo" per comprenderne le profonde vulnerabilità e agire per salvarlo.